Le chiese:
Gli altri luoghi d'arte:

Testi e immagini tratti da: Benito e Giuliana Mundi "Omaggio
a San Severo. Storia, Arte, Archeologia, Architettura, Personaggi e Antologia di scritti scelti.", Edizioni del
Rosone - Foggia - 2000. |
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Chiesa
di Maria SS. della Pietà e dell'Adorazione
In
Largo Carmine.
Nel secolo XVI al Largo Mercato vi era
un ospedale per i pellegrini con una piccola
chiesa. Qui si istituì la Congregazione
del S. Monte di Pietà e s’intitolò
la chiesa alla Madonna della Pietà,
la cui immagine dipinta era posta in fondo
alla navata. Dopo il terremoto del 1542
che causò molti danni, il luogo
rimase per molto tempo abbandonato, frequentato
solo da vagabondi. Si narra che uno di
questi, avendo perduto al gioco, scagliasse
un coltello contro l’affresco della
Vergine, dal cui viso schizzò sangue.
Tutti i presenti fuggirono e dopo circa
venti anni un pellegrino ritornò
sul luogo del miracolo e, vedendo l’affresco
ricoperto di macerie, decise di palesare
l’accaduto; alla fine del sec. XVI
la chiesa fu riedificata.
Il terremoto del 1627 non la danneggiò,
ma il successivo del 1688 la distrusse
quasi interamente; all’inizio del
Settecento vi si trasferì la Confraternita
dell’Orazione e Morte di Nostro
Signore, che si occupò degli ampliamenti
e dei restauri: vennero alzati i muri
e aggiunte le prime due cappelle.
Una lapide a sinistra dell’altare
maggiore attesta che alla fine del 1732
terminarono i lavori di decorazione marmorea
all’interno e la costruzione del
coro. Nel 1770 Mons. Scaramuccia consacrò
la chiesa e l’altare maggiore. Nei
secc. XIX e XX vi furono altri lavori
di restauro all’esterno e all’interno,
quali la chiusura della porta secondaria
verso est e la doratura di tutta la chiesa.
Il portale ha timpano spezzato in cui
s’inserisce una cornice sormontata
dai simboli della Confraternita, che sono
visibili anche sulla porta chiusa verso
Largo Carmine oltre che sull’acquasantiera
e in una lapide in sagrestia. L’interno
è ad unica navata.
L’altare maggiore, che la Pasculli
Ferrara attribuisce al Sanmartino, presenta
lateralmente due pilastri che avanzano
creando una rientranza al centro. Esso
è di marmi policromi scolpiti ed
intarsiati sormontato da un apparato marmoreo
con putti che sostengono la corona sulla
nicchia con teschi e teste di angeli.
La balaustra di marmi intarsiati e il
rivestimento dei pilastri della navata
e del presbiterio con marmi policromi
intarsiati a formare motivi floreale risalgono
alla prima metà del sec. XVIII.
A destra, guardando l’altare maggiore,
vi è la cantoria in legno dorato,
eseguita da Gennaro Bradetta; al di sotto
è l’ingresso al coro con
balaustri in legno e stipiti decorati
a ghirlande. Di fronte vi è un
reliquario marmoreo intarsiato con le
reliquie di sant’Adeodato (1740).
Sempre databili ai primi anni del Settecento
sono i dipinti sugli archi delle sei cappelle
raffiguranti le storie di Maria.
Dello stesso periodo sono i dipinti della
Madonna del Suffragio con san Giuseppe
e sant’Antonio da Padova e quello
dell’Immacolata Concezione.
Verso la metà del sec. XVIII furono
acquistati dal sanseverese Sebastiano
Marocco il busto ligneo di san Giuseppe
e il Bambino Gesù e la statua lignea
dell’Addolorata che dalla metà
dell’Ottocento si conduce in processione
il Venerdì Santo.
Il pavimento è di marmo garganico
(1762), opera dei sanseveresi Pietro e
Gregorio Palmieri.
Durante i restauri del secolo XVIII, ad
otto metri dalla porta d’ingresso,
dov’erano le antiche mura della
città, fu eretto un arco trionfale,
alto 24 palmi, largo 12, spesso 3, sormontato
da un cornicione.
Vi pendevano due medaglioni: verso nord
con le effigi delle anime purganti e verso
la chiesa con l’immagine della SS.
V. Addolorata; su detti medaglioni vi
erano due teschi. Il terremoto del 1805
distrusse quest’arco che non fu
più ricostruito.
tratto da libro "Omaggio a San Severo" di Benito Mundi e Giuliana Mundi Leccese - Edizioni del Rosone - Foggia
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