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Le edicole devozionali

Ubicate agli angoli delle strade o presso la porta di accesso di una abitazione, rispettivamente a protezione di un intero rione o di una singola famiglia, la struttura delle edicole assumeva forme architettoniche differenziate.

L’uso di costruire edicole risale a tempi antichissimi; era infatti assai diffuso presso i Romani. Esse custodivano idoli pagani, dipinti o scolpiti in materiale vario. La loro più grande diffusione si ebbe comunque dopo l’anno Mille.
Eretti dalla pietà popolare, questi piccoli monumenti sono molto diffusi a San Severo: ben oltre le 200, di cui alcune risalenti al 1700; la gran parte invece risale al 1800 e ancor più ai primi decenni del 1900. Le più belle sono ubicate nel centro storico, nelle antiche piazzette o nei violetti nascosti ed oggi poco frequentati, sconosciuti ai più.

Di sicuro la più bella edicola devozionale oggi visibile in città è quella ubicata in Piazza della Repubblica, sotto l’Arco della Neve. Recentemente ristrutturata, questo piccolo esempio di arte popolare raffigura da un lato la Vergine del Soccorso e dall’altro la Vergine con Bambino, autentici simboli della Fede sanseverese. Si tratta in questo caso di un’edicola in legno finemente decorata che ancor oggi richiama numerosi osservatori, sia per il gusto estetico con il quale è stata realizzata, sia per la facilità di accesso, visto che è ubicata in una delle piazze cittadine più centrali.

Le edicole sanseveresi dedicate alla Vergine Maria sono oltre 60. In 23 casi invece le immagini raffigurate riguardano Santi (principalmente Sant’Antonio da Padova), mentre circa 20 edicole riguardano gli Arcangeli, con una particolare predilezione per San Michele, protettore contro i terremoti.
Esistono edicole-altarino, con tettuccio protettivo e mensola di appoggio per fiori e lampada; edicole a nicchia in muratura, semplici e lineari o con cordoli porgenti e un po’ barocchi; edicole-scarabattolo, solitamente in legno, edicole-pannello, spesso in bassorilievo lapideo incastonato sulla facciata di una casa o di una chiesa, oppure in lamina di rame o di ferro dipinte. Tutte comunque costituiscono un bene culturale e cultuale da salvaguardare, per il grande significato storico che assumono nel contesto spazio-temporale, al di fuori del quale diventerebbero mute e prive di ogni valenza.

(Testi tratti da: Silvana Del Carretto “San Severo. Usanze – tradizioni – impronte del tempo passato” – Ed. Incontro alla Luce – Foggia – 1996)

 

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