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La Festa Patronale o “Festa del Soccorso”

Clicca per ingrandireLa più importante delle feste popolari era ed è tuttora quella dedicata alla Madonna del Soccorso, che si è sempre celebrata intorno alla metà del mese di maggio. La statua in legno d'ebano della Vergine, compatrona della città insieme a S. Severino fin dal 1857, è custodita nella Chiesa del Soccorso, già dei Padri Agostiniani, i quali hanno qui introdotto il culto della Vergine nera dalla Sicilia intorno alla metà del 1500.

La dirigenza della Confraternita (poi eretta ad Arciconfraternita), sorta nel 1680 in seno alla detta Chiesa, fu affidata nel corso dei secoli ai componenti delle famiglie più ricche (solitamente latifondiste) di San Severo, alle quali si deve l'affermazione e la più vasta diffusione del culto della Madonna “nera”, da sempre legata all'andamento positivo o negativo delle attività agricole della nostra città.
In occasione della festa della Vergine del Soccorso, istituita all'inizio del 1800 la statua lignea (che rappresenta la Vergine seduta, di aspetto giovanile) viene vestita a festa, con abiti ricchi e fastosi, in broccato ricamato con oro e tempestato di pietre preziose, mentre gli abiti che indossa nel corso di tutto l'anno vengono conservati per dieci giorni nella stessa cassa che abitualmente custodisce quelli festivi. L’operazione della “vestizione”, effettuata al momento del trasferimento della statua in Cattedrale per la esposizione alla pubblica venerazione, veniva anticamente affidata alle “consorelle” appartenenti a quelle stesse famiglie latifondiste, fondatrici della Confraternita; non erano ammessi gli uomini. Oggi il rito permane, ma ad esso sono ammesse altre donne, in genere sorelle di sacerdoti o comunque donne dedite alle quotidiane pratiche di manutenzione degli arredi sacri.

Clicca per ingrandireLe funzioni che si svolgono in forma solenne nella Cattedrale culminano tuttora nelle processioni della domenica e del lunedì; la prima vedeva anticamente la Madonna accompagnata processionalmente per le vie principali da statue di Santi provenienti anche dai paesi vicini (da alcuni anni è invece accompagnata solo dalle statue dei tre Arcangeli e di San Severo e San Severino), la seconda si snoda anche oggi per i quartieri periferici della città.
Caratterizza questa processione il gran numero di fuochi pirotecnici, cui partecipa una grande folla che, spostandosi in corsa insieme ai botti disposti su lunghi fili di metallo, provoca a volte cadute a catena e incidenti persino gravi.
Numerosi sono i forestieri che continuano a visitare la nostra città in simili occasioni, attratti dalle sfarzose luminarie che, creando disegni di gusto barocco lungo le principali strade, illuminano a giorno le piazze e le vie, tra bancarelle che espongono e reclamizzano merce di ogni genere, mentre i fuochi pirotecnici si svolgono per tre sere consecutive nelle zone periferiche, attirando l'attenzione critica degli spettatori i quali, dalle figure luminose e dalla potenza dei botti, sono capaci di distinguere lo “stile” degli artificieri, che in questa occasione sono messi a confronto per la loro abilità.

L'interrompersi della “batteria” era ed è tuttora ritenuto un gravissimo errore del fuochista, che poteva perdere la sua buona reputazione di tecnico presso la opinione pubblica.
Non mancavano e tuttora non mancano, anche se si registra sempre più insistente la presenza di complessi di musica leggera, i complessi bandistici di chiara fama, provenienti da diverse città, che si esibiscono sul palco-orchestra tutto illuminato per permettere al pubblico di gustare in piazza, al fresco e sotto le stelle, la melodia delle più belle opere liriche italiane. La parte-cipazione a questi concerti in piazza è molto sentita ancora oggi, soprattutto dai più anziani, in quanto la tradizione musicale della nostra città è molto antica; essa risale al secolo scorso, con la nascita, nel 1812, del primo complesso bandistico sanseverese, che all'epoca fu secondo soltanto a quello di Acquaviva delle Fonti. Ben nota, forse anche presso le più giovani generazioni, è l'affermazione gloriosa della Banda Bianca e della Banda Rossa, divenute entrambe strumenti e simboli di lotta politica dei due partiti allora in lizza a San Severo. I Bianchi erano capeggiati dalla locale famiglia Masselli, i Rossi invece dalla famiglia Fraccacreta. Col passare degli anni i due complessi bandistici furono vincitori di numerosi concorsi internazionali e riscossero numerosi successi anche all'estero, specialmente in America. Accanto e all'ombra della banda “ufficiale” svolgeva la sua opera anche un altro complesso “minore”, detto all'epoca “la bandarella” per il limitato numero dei suoi componenti. Costituita di cinque elementi (tromba e trombone; danno, tamburo e piattini), si affiancava al complesso bandistico, locale o forestiero, spostandosi da un quartiere all'altro, nell'ambito della città, vivacizzare anche le zone più periferiche. Spesso apriva il lungo corteo che accompagnava la processione, seguita a sua volta dalla banda vera e propria dal comitato organizzatore delle feste popolari. Quando la “bandarella” partecipava “motu proprio” ai festeggiamenti, con garbo e discrezione permetteva che gli ascoltatori, sempre numerosi agli angoli delle strade, offrissero qualche obolo.

Dalle testimonianze orali dei più anziani risulta che la “bandarella” era qui in città fino agli anni '50.
Nel suo complesso la festa, che non ha ancora perduto il suo fascino aggregante -nonostante siano mutati i presupposti culturali e socio-economici che l’hanno fatta nascere, continua ad essere un enorme sforzo finanziario di tutta una comunità, che vuole in tal modo dimostrare la sua ricchezza e la sua capacità organizzativa, forse residuo di una mentalità spagnoleggiante.

(Testi tratti da: Silvana Del Carretto “San Severo. Usanze – tradizioni – impronte del tempo passato” – Ed. Incontro alla Luce – Foggia – 1996)

 

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