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Gli abitini

Non erano che minuscole borsettine, veri e propri pacchettini di pochi centimetri di superficie, dalle varie forme: ovali, rotonde, quadrate, rettangolari, a forma di cuore, spesso bordati con delicati pizzi e e merletti, o ricamati con vero gusto artistico. Contenevano una piccola reliquia di santi, o una formula di preghiera, o una immaginetta su carta, o una medaglietta, abbinati talvolta a qualche foglia di palma benedetta. Da portare addosso per devozione, venivano appuntati con uno spillo da balia al corpetto o alla camicia delle donne, oppure venivano inseriti fra le fasce del neonato.
Si pensava che gli abitini fossero dotati di un potere soprannaturale e che fossero pertanto atti a proteggere dalle malattie e dalle disgrazie, dal malocchio e dalle “fatture”. In tal caso assumevano la funzione di un vero e proprio talismano o di amuleto. Venivano appuntati all’interno degli indumenti per il fatto che si riteneva avessero maggiore efficacia se fossero nascosti allo sguardo altrui.
Anche se non è molto facile rinvenirne ai nostri giorni, è possibile osservarli sull’avambraccio della statua della Vergine del Carmine, venerata a San Severo nell’omonima Chiesa.

(Testi tratti da: Silvana Del Carretto “San Severo. Usanze – tradizioni – impronte del tempo passato” – Ed. Incontro alla Luce – Foggia – 1996)

 

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