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Le Cantine, patrimonio insestimabile

La città di San Severo offre agli appassionati del vino la possibilità di visitare numerose cantine instaurando così veri e propri momenti di dialogo e di contatto diretto tra enologi e amanti del “nettare di Bacco”. Nei suggestivi locali delle stesse cantine è poi possibile degustare i vini prodotti nella zona. Da sottolineare in particolare il patrimonio di inestimabile valore custodito nel centro storico della città, il cui sottosuolo è costituito da un ininterrotto labirinto di cantine, testimonianza del fatto che ogni famiglia sanseverese era un tempo proprietaria di vigneti e trasformava l'uva in vino direttamente nella propria abitazione.

Qui si produce infatti il rinomato “San Severo doc” nelle tipologie di bianco, rosso, rosato e spumante. I vitigni principali utilizzati per la produzione dei bianchi e degli spumanti sono il Bombino bianco e il Trebbiano toscano. Per le produzioni dei rossi e dei rosati, si utilizza principalmente il Montepulciano d'Abruzzo. Il territorio di produzione comprende i Comuni di San Severo, Torremaggiore, San Paolo di Civitate e Apricena, oltre ad alcune frazioni di Rignano, Lucera, Poggio Imperiale e Lesina, con una produzione massima di uva per ettaro di 140 q per i frutti bianchi e di 120 q per quelli a bacca rossa.

LE CANTINE DA VISITARE:

GLI ITINERARI TURISTICI LEGATI ALLA TRADIZIONE VINICOLA

Le Masserie
Non c'è sguardo, fuori dei centri urbani, che non incontri, fra i campi piani delle strade del vino della daunia, qualche edificio ampio e solido a presidio delle colture e dell'allevamento: le masserie costituiscono il vero tratto distintivo del paesaggio pugliese e rappresentano più di tutto il ceto agricolo pugliese dal XV sec. ad oggi. Da un punto di vista storico, la nascita delle masserie è legata all'esigenza dei proprietari terrieri di controllare le fasi di produzione in particolare nel periodo della raccolta. La sosta prolungata sul territorio, per larga parte dell'anno, comportò la necessità di costruire dei borghi nel cuore delle campagne, allestendo vani ulteriori per custodire il bestiame e per ospitare il personale addetto. Intorno all'edificio residenziale del proprietario/massaro, che già vantava al suo interno spazi di servizio, come forni, cisterne, cucine, cappelle, fucine e stallerie, o spazi per gli attrezzi agricoli e le derrate alimentari, si vennero a costruire grandi recinzioni di pietre per la custodia del bestiame e vani distaccati per l'alloggio del personale. Sulle strade del vino, in territorio San Severo, la masseria Torre dei Giunchi ne rappresenta un caso eccellente. Nella vicenda edificatoria di queste postazioni agricole avanzate concorse sempre la necessità di coniugare istanze formali ed istanze funzionali. La forma e l'utilità, preferita ai termini architettonici più ricorrenti di forma ed estetica, sottolinea il sapiente ruolo dei committenti, i contadini pugliesi, nell'esecuzione dell'opera. Di fatto esse costituiscono la naturale evoluzione del castello ed il suo adeguamento a funzioni di supporto all'agricoltura. L'incolumità dei fruitori e la ripartizione razionale degli spazi sono gli scopi intorno ai quali furono costruite le masserie fortificate, fra cui, sulle strade del vino della Daunia le masserie Del Sordo e Mollica, in territorio San Severo. Il solido corpo centrale di fabbrica è arricchito agli angoli da torrette circolari con base a terra o garritte pensili, anch'esse circolari, per l'avvistamento dei briganti e per la mira di difesa, e la loro ubicazione, che domina specifiche visuali sui percorsi obbligati di accesso alla proprietà, è elemento concorrente alla tutela della struttura e degli abitanti. Ogni masseria rimane un modello unico e irripetibile, un segno visibile di necessità e virtù di un ceto di avi contadini esperti e lungimiranti.

La vite e il vino nelle raffigurazioni e negli ornamenti delle chiese cittadine
La raffigurazione frequente della vite come motivo decorativo interno ed esterno di architetture sacre nasce da quel passo dei vangeli di Giovanni in cui Cristo dice: "io sono la vera vite…" (Giovanni 15, 1 - 17). L'attributo dell'uva è significativo del massimo sacrificio di Cristo, per essere il vino il suo stesso sangue. Insieme al grano identifica il sangue ed il corpo di Cristo e completa la simbologia eucaristica. In tale combinazione pare compiersi tutta la decorazione della chiesa della Vergine del Soccorso, situata a pochi metri da Piazza dell'Incoronazione. Dietro una facciata tutta interpretata sull'alternanza di linee concave e convesse, secondo una concezione dinamica dello spazio tipicamente barocca, si apre all'interno l'aula unica della chiesa, da cui emerge la cupola che sormonta l'area del presbiterio. Negli arconi di sostegno della cupola le decorazioni a rilievo, con stucchi bianchi e dorati, sono svolte sul tema dell'uva e del grano. In particolare: dalle conchiglie nascono due gigli, allusivi della purezza di Maria, "giglio fra i cardi" (Ezechiele 2,2), ed oltre i gigli, oltre quegli arbusti che si contrappongono come due esse riflesse, cadono ai lati dei grappoli d'uva e si incrociano le spighe di grano. La madonna venerata in questo santuario, nera come il legno del cedro del Libano di cui è fatta, porge al devoto un piccolo fascio di spighe e di fiori, legando definitivamente al tema religioso l'auspicio di un raccolto abbondante. Proseguendo lungo la Via del Soccorso, sulla sinistra, anche la Cattedrale di San Severo ci rimanda al tema della vite, che ricorre nelle decorazioni plastiche esterne ed interne. Sulla facciata, il grande rosone, vero testimone della chiesa romanica distrutta e ricostruita con l'attuale abito barocco, mostra un'elaborata cornice multipla in cui si avvicendano le foglie d'acanto e le foglie di vite entro ghiere concentriche. All'interno, la fonte battesimale è decorata a motivi vegetali. L'ambiente, assai elegante con i toni del rosso, del bruno e dell'oro, è allietato dalla vivace disposizione delle cupole: dietro un finto sipario in legno policromo, la prima cupola ellittica e la seconda circolare si impostano sul bellissimo coro affrescato a trompe l'oeil con il tema dell'assunzione della madonna in controluce. La successiva chiesa della SS. Trinità, voltando a destra in Piazza della Repubblica, conserva una tela settecentesca che rappresenta Maddalena mentre si offre penitente alla croce. La particolarità è che lo stipes, cioè il braccio verticale della croce, è un tronco di vite, secondo l'immagine del torchio mistico: Sant'Agostino, attingendo dall'Antico Testamento (Numeri e Isaia), paragona metaforicamente Cristo ad un grappolo d'uva della Terra Promessa messo sotto il torchio da vino ed esprime così la presenza viva dell'eucarestia e la prefigurazione del sacrificio. Nella passeggiata lungo i vicoli del centro storico non si tralasci un passaggio dalla chiesa di San Severino, la più antica della città, con un delizioso rosone medievale e dalla chiesa di San Nicola, dalla facciata incompiuta, con eccellenti stucchi del XVIII sec.

La Sagra dell’Uva
La Sagra dell'uva è una tradizione legata alla vocazione tipicamente vitivinicola del territorio e che risale ad epoche antichissime. Si svolge nel periodo della vendemmia, ambientata nella Villa Comunale, cuore della città, occasione per valorizzare la ricchezza della produzione enologica locale attraverso l'esposizione di utensili della cultura enoico-contadina, come caratteristici tinelli in legno, pompe in bronzo contenenti acqua ramata usata per debellare le malattie dell'uva, carretti in legno destinati al trasporto

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