Storia Arte Cultura Tradizioni Santi Patroni Gastronomia Cantine Torna alla homepage
ritorna alla home page

Progetto cofinanziato UE
fondi FESR - POR Puglia 2000/2006
Misura 4.17 - azione b
(Aiuti al Commercio)
  La storia
  L'arte
  La cultura
  Le tradizioni
  I Santi Patroni
  La gastronomia
  Le cantine
  Chi siamo
  Obiettivi
  Organizzazione
  Contatti
  Links
Vuoi essere sempre
aggiornato sugli
eventi direttamente
sulla tua email?
Allora ISCRIVITI !!

Cognome e nome:

E-mail:

IL MUSEO DIOCESANO

La città di San Severo, da più di un decennio, ha un nuovo contenitore culturale, il Museo Diocesano inagurato il 16 maggio 1992 dal vescovo della Diocesi mons. Silvio Cesare Bonicelli.
La formazione del Museo è stata resa possibile dalla incondizionata fiducia riposta nella persona del dott. Roberto Pasquandrea da mons. Carmelo Cassati e dal parroco della Cattedrale, mons. Mario Sessa, i quali hanno provveduto a rimuovere tutti gli ostacoli di natura logistica, giuridica ed anche psicologica che ne difficoltavano la istituzione.
Il materiale sicuramente più affascinante che vi è costituito si compone di reperti in metallo pregiato, tutti di scuola napoletana, facenti parte del “Tesoro” della Cattedrale, tra i quali spiccano l’ostensorio in oro, argento e pietre preziose, opera dei fratelli Taviani di Roma, commissionato dalla Diocesi, nel 1938, in occasione del 1° Congresso Eucaristico Diocesano; il grande baldacchino d’argento utilizzato per le sacre Quarantore; inoltre un altro bellissimo e maestoso ostensorio, donato dal vescovo Antonio La Scala nella prima metà dell’Ottocento, diversi calici finemente cesellati derivanti dal soppresso convento di S. Lorenzo Martire (o delle Benedettine), cartegloria, candelabri, aureole, diademi, etc.
Vi è, inoltre, una bellissima pergamena con bordi dipinti, servita per redigere l’atto di fondazione del Monte Frumentario, un pio sodalizio voluto, nel 1718, da mons. Adeodato Summantico per prestare grano a basso costo ai contadini, sottraemdoli così al giogo degli usurai.
Cimelio importante è un frammento di affresco del XIII sec. proveniente da S.ta Maria di Monte Delio, chiesa vicina a Torre Mileto, in territorio di S. Nicandro G.co, unico vestigio di Devia, città romana, popolata in seguito da gente di origine e cultura slava.
Il vero gioiello del Museo è rappresentato da un reliquario in pietra con coperchio di alabastro, con il quale Eimerado, primo vescovo della distrutta Dragonara, consacrò la chiesa di S.ta Maria dell’abbazia di Tremiti, destinata ad essere subito annoverata tra i cenobi più ricci e potenti del Meridione.
Degni di nota sono sei piatti da colletta in rame-cipro, databili dal XIII al XV secolo, probabilmente eseguiti da Saraceni ed Ebrei che avevano i loro ghetti in San Severo.
Ancora si possono ammirare un magnifico Crocifisso lavorato in bronzo, argento e lapislazzuli, ed una statua lapidea di San Michele, uscita miracolosamente indenne dal terremoto del 1662 che distrusse interamente la sua chiesetta, ubicata sulla via del Rosario, al bivio per Torremaggiore e per S. Paolo di C.te.
In una vetrina sono stati riposti le fastose mitrie, calzari e guanti, tutti ricamati in oro, dei vescovi Giulio de Tommasi (1832) e Rocco De Gregorio (1843), ed il galero verde che i vescovi indossavano il giorno della presa di possesso della Diocesi.
I reperti più suggestivi, sebbene alquanto truculenti, si configurano con diversi cilici e flagelli di terrificante capacità lesiva, resi più raccapriccianti dalle tracce di sangue che ancora vi si scorgono.
Per ciò che concerne la statuaria, invece, al momento dell’inaugurazione del Museo, non vi erano che la statua lapidea di S. Michele, di cui si è già parlato, e quella lignea di Cristo Risorta, commissionata da mons. Farao, sul declinare del XVIII sec., al grande scultore napoletano Michele Trilocco.
Negli ultimi tempi, il Museo si è arricchito di tre reperti di eccezionale fascino e valore storico-artistico:
la statua lignea in stile bizantino della Madonna della Strada (VIII-IX secolo), sotto la cui invocazione era posta la Cattedrale prima del terremoto del 1627. Pur mutila per una deprecabile manipolazione subita in epoca barocca, essa conserva il regale portamento, la ieratica plasticità, la ineffabile grazia delle sculture mariane dell’arte bizantina;
una Madonna in trono con Bambino di epoca aragonese (XV sec.) e di scuola abruzzese, dono dell’avv. Franco Lozupone in memoria di suo zio paterno, don Mario;
il mezzobusto ligneo di S. Severino Abate, finissimo lavoro del Cinquecento, al quale i Francesi strapparono dal petto il reliquario d’argento;
un bassorilievo raffigurante una Madonna che porge una pagnottella al Bambino che reca in braccio, detta “Madonna del Pane” (dono dei proprietari del panificio Boncristiano), databile al XII secolo.
Gli oggetti dianzi ricordati e descritti sommariamente per necessità di spazio, non rappresentano che una parte di quanto può offrire il Museo alla curiosità e allo studio; pertanto, non resta che visitarlo ed usufruire della guida del direttore dott. Roberto Pasquandrea, il quale vuole sottolineare che visita e guida sono assolutamente gratuite.

Dott. Roberto Pasquandrea

tratto da libro "Omaggio a San Severo" di Benito Mundi e Giuliana Mundi Leccese - Edizioni del Rosone - Foggia

Google Cerca nel sito