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IL
MUSEO DIOCESANO
La
città di San Severo, da più
di un decennio, ha un nuovo contenitore
culturale, il Museo Diocesano inagurato
il 16 maggio 1992 dal vescovo della Diocesi
mons. Silvio Cesare Bonicelli.
La formazione del Museo è stata
resa possibile dalla incondizionata fiducia
riposta nella persona del dott. Roberto
Pasquandrea da mons. Carmelo Cassati e
dal parroco della Cattedrale, mons. Mario
Sessa, i quali hanno provveduto a rimuovere
tutti gli ostacoli di natura logistica,
giuridica ed anche psicologica che ne
difficoltavano la istituzione.
Il materiale sicuramente più affascinante
che vi è costituito si compone
di reperti in metallo pregiato, tutti
di scuola napoletana, facenti parte del
“Tesoro” della Cattedrale,
tra i quali spiccano l’ostensorio
in oro, argento e pietre preziose, opera
dei fratelli Taviani di Roma, commissionato
dalla Diocesi, nel 1938, in occasione
del 1° Congresso Eucaristico Diocesano;
il grande baldacchino d’argento
utilizzato per le sacre Quarantore; inoltre
un altro bellissimo e maestoso ostensorio,
donato dal vescovo Antonio La Scala nella
prima metà dell’Ottocento,
diversi calici finemente cesellati derivanti
dal soppresso convento di S. Lorenzo Martire
(o delle Benedettine), cartegloria, candelabri,
aureole, diademi, etc.
Vi è, inoltre, una bellissima pergamena
con bordi dipinti, servita per redigere
l’atto di fondazione del Monte Frumentario,
un pio sodalizio voluto, nel 1718, da
mons. Adeodato Summantico per prestare
grano a basso costo ai contadini, sottraemdoli
così al giogo degli usurai.
Cimelio importante è un frammento
di affresco del XIII sec. proveniente
da S.ta Maria di Monte Delio, chiesa vicina
a Torre Mileto, in territorio di S. Nicandro
G.co, unico vestigio di Devia, città
romana, popolata in seguito da gente di
origine e cultura slava.
Il vero gioiello del Museo è rappresentato
da un reliquario in pietra con coperchio
di alabastro, con il quale Eimerado, primo
vescovo della distrutta Dragonara, consacrò
la chiesa di S.ta Maria dell’abbazia
di Tremiti, destinata ad essere subito
annoverata tra i cenobi più ricci
e potenti del Meridione.
Degni di nota sono sei piatti da colletta
in rame-cipro, databili dal XIII al XV
secolo, probabilmente eseguiti da Saraceni
ed Ebrei che avevano i loro ghetti in
San Severo.
Ancora si possono ammirare un magnifico
Crocifisso lavorato in bronzo, argento
e lapislazzuli, ed una statua lapidea
di San Michele, uscita miracolosamente
indenne dal terremoto del 1662 che distrusse
interamente la sua chiesetta, ubicata
sulla via del Rosario, al bivio per Torremaggiore
e per S. Paolo di C.te.
In una vetrina sono stati riposti le fastose
mitrie, calzari e guanti, tutti ricamati
in oro, dei vescovi Giulio de Tommasi
(1832) e Rocco De Gregorio (1843), ed
il galero verde che i vescovi indossavano
il giorno della presa di possesso della
Diocesi.
I reperti più suggestivi, sebbene
alquanto truculenti, si configurano con
diversi cilici e flagelli di terrificante
capacità lesiva, resi più
raccapriccianti dalle tracce di sangue
che ancora vi si scorgono.
Per ciò che concerne la statuaria,
invece, al momento dell’inaugurazione
del Museo, non vi erano che la statua
lapidea di S. Michele, di cui si è
già parlato, e quella lignea di
Cristo Risorta, commissionata da mons.
Farao, sul declinare del XVIII sec., al
grande scultore napoletano Michele Trilocco.
Negli ultimi tempi, il Museo si è
arricchito di tre reperti di eccezionale
fascino e valore storico-artistico:
la statua lignea in stile bizantino della
Madonna della Strada (VIII-IX secolo),
sotto la cui invocazione era posta la
Cattedrale prima del terremoto del 1627.
Pur mutila per una deprecabile manipolazione
subita in epoca barocca, essa conserva
il regale portamento, la ieratica plasticità,
la ineffabile grazia delle sculture mariane
dell’arte bizantina;
una Madonna in trono con Bambino di epoca
aragonese (XV sec.) e di scuola abruzzese,
dono dell’avv. Franco Lozupone in
memoria di suo zio paterno, don Mario;
il mezzobusto ligneo di S. Severino Abate,
finissimo lavoro del Cinquecento, al quale
i Francesi strapparono dal petto il reliquario
d’argento;
un bassorilievo raffigurante una Madonna
che porge una pagnottella al Bambino che
reca in braccio, detta “Madonna
del Pane” (dono dei proprietari
del panificio Boncristiano), databile
al XII secolo.
Gli oggetti dianzi ricordati e descritti
sommariamente per necessità di
spazio, non rappresentano che una parte
di quanto può offrire il Museo
alla curiosità e allo studio; pertanto,
non resta che visitarlo ed usufruire della
guida del direttore dott. Roberto Pasquandrea,
il quale vuole sottolineare che visita
e guida sono assolutamente gratuite.
Dott. Roberto Pasquandrea
tratto da libro "Omaggio a San Severo" di Benito Mundi e Giuliana Mundi Leccese - Edizioni del Rosone - Foggia
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