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Il falò dell'otto dicembre

Gli ultimi festeggiamenti popolari erano dedicati alla Vergine Immacolata, l'8 dicembre, con grandi falò lungo le strade, rito che in altri centri a noi vicini (Serracapriola, Carpino, Monte Santangelo) si svolge tuttora in occasione festività di San Giuseppe. Il procedimento per la preparazione e la organiz-zazione dei falò è quasi identico in tutti i paesi in cui questi riti sono praticati, in Puglia come in Calabria, in Molise come in Abruzzo o in Toscana.

Di solito erano i giovani e i ragazzi che si interessavano di raccogliere rami e sterpi, paglia e fascine o legna da ardere, chiedendone di casa in casa o trasportand-one personalmente dalle campagne vicine. Al calar del sole si dava fuoco alla catasta e tutti si divertivano cantando e ballando intorno alle fiamme, tra le quali arditi erano soliti saltare tra le manifestazioni di giubilo collettivo. Con pale e rastrelli, infine, donne e uomini non mancavano di raccogliere la brace ardente, per riempire i luccicanti bracieri in rame o in ottone che un tempo costituivano, insieme al camino, l'unica fonte di riscaldamento per le abitazioni. Alla funzione purificatrice del fuoco, ricollegabile alle antiche feste pagane che si svolgevano in coincidenza di determinati lavori agricoli stagionali, finalizzate alla purificazione ed alla eliminazione del male, si univa quindi quella utilitaristica, nel senso che per una sera si usufruiva del fuoco della comunità. Ai falò si accompagnavano gli scoppi dei petardi e delle così dette “pisciavunnelle” tipici botti sibilanti ed abbastanza pericolosi sia per i passanti che per i lanciatori.

(Testi tratti da: Silvana Del Carretto “San Severo. Usanze – tradizioni – impronte del tempo passato” – Ed. Incontro alla Luce – Foggia – 1996)

 

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