Le Antiche Tradizioni
Le tradizioni della
fede
Le festività popolari
e religiose
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La
Pasqua e la Settimana Santa
La Settimana Santa
era ricca di riti complessi e assai sentiti,
soprattutto a partire dal giovedì
santo. Già dai giorni precedenti
i fedeli si dedicavano alla preparazione
del sepolcro, disponendo sull'altare una
serie di contenitori di varie forme con
i primi germogli chiari di frumento, tenuti
per alcuni giorni in ambienti poco luminosi
per non ottenere il colore verde. La visita
ai sepolcri veniva effettuata sul far
della sera ed i fedeli si muovevano da
una chiesa all'altra gruppi, accompagnati
dal proprio parroco, oppure singolarmente.
L’uso permane a tutt'oggi; la partecipazione
popolare è talmente corale che
la visita si protrae fino a notte inoltrata,
soprattutto se è bel tempo. Questo
particolare comportamento giustifica l'espressione
in uso presso il popolo “sembra
la sera di giovedì santo”
per indicare un via vai intenso presso
un luogo pubblico o privato.
Anticamente, dal
momento in cui “si legavano le
campane” in segno di lutto per
la morte del Cristo, per le strade (quando
il tempo veniva scanditoselo dal suono
delle campane) e nelle chiese si usava
“la raganella” o “tarocele”,
diffusa in numerosi esemplari ed usata
soprattutto dai ragazzi che si divertivano
ad agitarla rumorosamente per le strade
cittadine; era un caratteristico strumento
in legno, con una ruota dentellata internamente
che, girando su di un asse, procurava
un assordante rumore.
Il Venerdì
Santo era ed è tuttora una giornata
particolare per la tipica processione
dell'incontro di Cristo e la Vergine,
che ha inizio alle ore sei del mattino
e si snoda attraverso un itinerario che
la tradizione ha conservato in buona parte
immutato da oltre un secolo e mezzo, pur
avendo subito cambiamenti di rilievo nel
corso degli anni, senza comunque aver
mai perduto quella carica emotiva che
fa sempre presa sui fedeli.
La statua del Cristo
alla colonna, portata in processione la
mattina del Venerdì santo, fu scolpita
nel lontano 1790 dall'artista locale Gregorio
Palmieri, su commissione del Dottore fisico
Don Felice Sedena, eletto Priore della
Confraternita del SS. Rosario nel 1787.
La nuova statua fu benedetta dall'Arciprete
Don Saverio De Letteriis e fu esposta
al pubblico culto nella Chiesa del Rosario
o della Libera nei successivi Venerdì
di Quaresima di ogni anno.
Dopo il colera che
aveva colpito San Severo nel 1837, mietendo
vittime su 17.000 abitanti, essendo Priore
della Confraternita del S.S. Rosario il
signor Giuseppe BUCCI fu Vincenzo “uomo
probo e di buoni costumi”, fu intro-dotta
l'usanza di trasportare processionalmente
per le vie della città la statua
del Cristo alla colonna (oggi nella chiesa
della Trinità o dei Celestini,
dove fu trasfe-rita insieme alla citata
Confraternita nel 1851, sotto il Vescovo
De Gregorio) nelle ore mattutine del Venerdì
santo, ad imitazione della Confraternita
di Orazione e Morte (con sede nella Chiesa
della Pietà o dei Morti), che già
soleva condurre in processione, nella
stessa mattinata, per la visita ai sepolcri,
la statua della Vergine Addolorata, venerata
ed esposta al pubblico culto nella propria
chiesa, opera settecentesca dello scultore
sanseverese Sebastiano Marvocca.
Solo per caso le
due Confraternite, ciascuna col suo simulacro
seguito dal clero e dai fedeli, si incontrarono
al largo Cappuccini, suscitando le lagrime
e la commozione degli astanti. Il successo
improvviso di questo avvenimento verifi-catosi
per puro caso spinse le due Confraternite
a dare ascolto alle pubbliche richieste
affinché si perpetuasse il rito
in modo programmato. In pieno accordo
con le autorità civili ed ecclesiastiche,
fu pertanto stabilito l'itinerario lungo
il quale si sarebbero snodate le due singole
processioni, con tre differenti incontri
dei due simulacri: il primo al largo Cappuccini
(per eternare il primo successo), il secondo
e il terzo, con pubblico sermone, al largo
Trinità e a Piazza Carmine.
Col passar degli
anni gli INCONTRI sono diventati due,
essendo stato abolito proprio il primo,
quello del largo Cappuccini. Ai giorni
nostri, e solo da qualche anno (1992-93),
l'incontro è uno solo ed avviene
in Piazza Castello per motivi di opportunità
e di sicurezza pubblica, essendo questa
l'unica piazza del centro storico sufficientemente
ampia per ospitare la grande folla che
partecipa alla manifestazione sacra.
Il sabato santo,
nel momento in cui “si scioglievano”
le campane, le strade si popolavano di
carri allestiti dai maestri muratori e
dai loro manovali. Trainati a mano tra
cori festosi e addobbati con nastri e
bandierine, fiocchi multicolori e campanelli
o campanacci, i carri mostravano una immagine
sacra e il nome della ditta che li aveva
organizzati.
Il giorno di Pasqua
era tutto un trionfo di dolci caserecci
e di uova colorate. Chi non ricorda il
cestino o la colomba, l'uccellino o la
pupattola confezionati con pasta dolce
dalle nostre mamme? Facevano la gioia
di tutti i bimbi, i quali cercavano di
mantenere intatto il loro dolce-giocattolo
il più a lungo possibile, mangiandone
una piccola parte di tanto in tanto. Le
uova invece avevano la parte di “regine”in
tutto il menù pasquale: trionfavano
sulla tavola imbandita tagliate a fette
o a spicchi nei bei piatti di portata,
insieme alle rosse e profumate soppressate
o alle belle fette di capocollo casereccio,
che anticamente si soleva “ingegnare”
proprio nel giorno di Pasqua. Le uova
sode infine venivano vivace-mente colorate
a spicchi o a paesaggi per abbellire la
tavola, usanza che si è persa del
tutto da quando il consumismo, con la
presenza e la invasione delle uova di
ha fatto scomparire la simbologia con
tutti i suoi valori. La pietanza era costituita
dai carducci con spezzatino di agnello.
Durante il pranzo pasquale il capofamiglia
benediceva la tavola imbandita con un
ramoscello di palma benedetta, bagnato
nell'acqua santa ritirata in chiesa dai
ragazzi la mattina di Pasqua. Nei giorni
precedenti o successivi alla Pasqua molte
uova, secondo le possibilità economiche
dei singoli, venivano regalate al sacerdote
in visita ai suoi parrocchiani per la
benedizione delle case.
Seguiva il lunedì
in Albis, da sempre dedicato alle scampagnate
con gli amici e i familiari. Di origine
antichissima, la scampagnata risale al
tempo dei Romani, i quali nel mese di
aprile, col risveglio della natura, usavano
dedicarsi ai festeggiamenti campestri
in onore della dea Venere, con grande
uso e consumo di vini, oltre a tutto il
baccano e ai grandi sollazzi che seguivano,
una volta consumato il pranzo.
Con l'avanzare della primavera e il sopraggiungere
del clima più mite, aveva inizio
tutto un ciclo di festività popolari
e religiose caratteristiche degli ambienti
a cultura contadina.
(Testi
tratti da: Silvana Del Carretto “San
Severo. Usanze – tradizioni –
impronte del tempo passato” –
Ed. Incontro alla Luce – Foggia
– 1996)
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