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città di San Severo è posta
al centro dell'Alto Tavoliere, fra le
colline del Preappenino Dauno di Lucera
a Sud ed il Promontorio del Gargano a
Nord. Tutta questa vasta area è
interessata da una intensa frequentazione
preistorica riferibile soprattutto alla
prima età neolotica, nel corso
del IV millennio a.C. Tracce di una serie
di villaggi di questo periodo si rinvengono
anche nella periferia Sud del centro abitato
di San Severo, dove sono stati documentati,
fra i rioni GUADONE e di S.ROCCO, pozzi,
cisterne, capanne circondate da un fossato
a "C" ed altre strutture ipogeiche
che hanno restituito ceramica impressa
con una caratteristica sintassi decorativa,
la quale nella letteratura paleontologica
viene definita "ceramica di stile
GUADONE" dal sito omonimo. Nello
stesso comprensorio GUADONE-S.ROCCO sono
venuti alla luce frammenti vascolari del
Neolitico Medio. Durante lo scavo di una
parte residua di una capanna neolitica,
in località Guadone, sono stati
intercettati livelli con ceramica del
Bronzo Antico, che indiziano una frequentazione
del sito nelle prime fasi dell'età
del Bronzo, inquadrabili nei primi tre-quattro
secoli del II millennio a.C. La parte
occidentale dell'area urbana è
stata inoltre sede di un villaggio dell'età
del Ferro (VII-V-IV sec. a.C.) con una
necropoli di cui si conoscono pochi corredi,
costituiti sopratutto da vasi caratteristici
della civiltà Daunia.
San
Severo non presenta, fino ad oggi, tracce
di documentazione riferibili nè
ad epoca romana nè a tutto il I
millennio d.C. Studi in corso stanno verificando
la possibilità dell'esistenza di
un primo nucleo dell'attuale città
intorno al Mille. Nei documenti più
antichi riguardanti SAN SEVERO (il primo
risale all'anno 1116) si parla di un "castrum
S.Severi" e di un "castellum
S.Severini". L'imperatore federico
II fece costruire il "palatium Bello
Videre apud Sanctum Severum" e in
seguito, per la ribellione degli abitanti
nel 1230, fece distruggere le mura ed
anche, secondo alcuni studiosi, le chiese
e i palazzi del borgo medioevale.
Fra
il XIII e il XVI secolo San Severo si
estese ulteriormente, assorbendo la popolazione
dei numerosi casali che fiorivano nelle
sue immediate vicinanze. Nel 1580 divenne
sede vescovile.
In
epoca moderna tre sono gli avvenimenti
che hanno profondamente segnato lo sviluppo
sociale ed economico di San Severo: il
terremoto del 30 luglio 1627, il più
catastrofico che la storia locale ricordi,
causò ingente numero di vittime
e distrusse in gran parte la città.
La ricostruzione, frenata dalle scosse
che si susseguirono negli anni successivi,
cambiò l'assetto urbanistico e
diede luogo, particolarmente nel secolo
successivo, al fiorire di palazzi e chiese
barocche, costruiti anche con materiale
di riporto, che costituiscono una delle
maggiori attrattive della odierna città
di San Severo; il sacco del 25 febbraio
1799 in cui San Severo, divenuta, dopo
una breve parentesi giacobina, roccaforte
sanfedista, venne espugnata dalle truppe
francesi del generale Guglielmo Filiberto
Duhesme, un fedelissimo di Napoleone,
che morì nella battaglia di Waterloo.
Morte e distruzione seguirono l'ingresso
dei soldati nella città: le vittime
tra i soli residenti furono 241 e sia
le chiese che i palazzi privati vennero
saccheggiati e in parte incendiati; il
colera dell'estate del 1865 provocò
oltre mille e cento vittime, ma, proprio
per la gravità dell'avvenimento,
ebbe un risvolto positivo.
Segnò
la nascita a San Severo di una vera gara
di solidarietà umana, insolita
per quei tempi. La Società Operaia
di Mutuo Soccorso, infatti, costituitasi
proprio nel luglio di quell'anno per merito
del filantropo Vincenzo Gervasio, organizzò
una encomiabile opera di assistenza sia
alle vittime che ai superstiti, grazie
anche agli aiuti che pervennero da tutte
le parti.
La
meritoria attività dalle società
continuò fino alla vigilia della
prima guerra mondiale. Per il resto la
storia di San Severo si identifica, al
di là delle particolari situazioni
locali, con quella del Mezzogiorno d'Italia.
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